Michel Serres. Sparizione di un epistemologo che non è ancora nato.

È solo invisibile. E tutto da sviluppare.

Quando apprendiamo che un autore a noi caro è scomparso proviamo un senso di grande dispiacere, come si trattasse di un amico con cui non sarà più possibile trascorrere ore liete e familiari. Inconsciamente intuiamo che le possibilità del nostro reale si sono ridotte.  All’età di 89 anni, il primo giorno di giugno, lui che era nato il primo giorno di settembre e che, per me, era il primo maestro di metodo-non-metodo, ci ha lasciati. Anzi ci ha lasciato testi dirompenti, sagaci, brillanti, aperti, lungimiranti, entusiasti. Michel Serres, è uno degli autori fondamentali che non può mancare nelle mie lezioni di Metodologia della Ricerca, se non fosse altro per quel sottotitolo illumimante del Mancino Zoppo, che candidamente afferma: Dal metodo non nasce niente.

Ogni cosa nasce dal contatto, dalla relazione, dallo scambio. ‘Ogni organismo si avvolge in una membrana – pelle, scaglia, scorza -, ma porosa, perforata da opercoli; Leibniz ha finito per dotare di un legame sostanziale le sue monadi, inizialmente prive di porta finestre. L’entropia degrada ogni sistema isolato chiuso, il quale, non appena aperto, si dissolve, svapora, svanisce, scompare. Calda e fresca, in ombra e alla luce, costruita come una serra, qualsiasi casa – igloo, tepee, yurta, emisfero, cubo o cono – con muri o pareti senza pertugi sarebbe inabitabile. Ogni società si chiude in sè per aumentare la propria forza, la propria coesione e densità; ogni conoscenza ogni disciplina fanno lo stesso per assicurarsi definizione e coerenza, ma senza aperture morirebbero inaridite. Le società chiuse sono morte da tempo; appena si aprono, periscono subito; la loro speranza di sopravvivenza dipende da questo equilibrio instabile tra l’aperto e il chiuso. Come qualsiasi cosa del mondo, e come il mondo, come tutti i viventi, come tutte le collettività, esistiamo e viviamo dentro e grazie a questa serra generalizzata, grazie e dentro a una struttura topologica paradossale, ma universale, formata di muri e di porte, di bastioni e di ponti. Questa struttura condiziona l’esecuzione delle 4 regole universali. La chiusura permette che il sistema stocchi e tratti l’energia e l’informazione; senza l’apertura, non riceverebbe e non emetterebbe né l’una né l’altra.

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Sta qui il segreto duale del pensiero: è ad anello chiuso per assicurarsi rigore, esattezza, precisione; è aperto per scoprire, innovare, inventare. Così il pensiero abita e attraversa l’Universo, imita e crea le cose, vibra di vita e costruisce la sua casa; così zoppica.

I feel the presence of the Almighty: 

Computer

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