Appartengo alla generazione X ma vivo con A, Y e Z

Nasco dentro l’Alfabeto e l’Ipse dixit dei grandi Autori. Vivo nell’epoca del Qubit in un tempo eterno e senza bussole. Lavoro alla ridefinizione delle mappe. Dove andiamo?

Antonella Giardina

Designer dell’identità e filosofa. Docente di metodologia della ricerca e visual design

Alla Sicilia appartengono le mie profonde radici aeree ma dall’età di vent’anni vivo a Milano per amore di Design. A Milano nascono i miei frutti più maturi da Theoria e Filosofia e, in particolare, da una laurea in indirizzo teoretico ed estetico, che considero sempre aperta. La mia formazione in Graphic Design è sempre stata plasmata dalla mia visione strabica, nel senso che guardo al design da una prospettica filosofica e secondo un approccio sistemico, che poi è sempre quello filosofico.

Nei mie progetti di design adotto una metodologia indisciplinata ma fertilizzante, nel senso alto dello scorribandare e dell’impollinare idee. Non riconosco confini disciplinari. Con le mie due anime e i loro esponenziali, guardo il mondo e, di conseguenza, ho una formazione non-lineare. Mi caratterizzo per un continuo divergere che ibrida forme e pensieri. Intendo l'”estetica” nell’accezione freudiana, come teoria del sentire emotivo e perturbante. A lezione insisto spesso sull’importanza di assumere una posizione “strategica”,  dal momento che la comunicazione contemporanea è, per lo più, finalizzata alla seduzione dell’Altro. Ma sedurre non significa ingannare. Nessun rapporto vero/falso, verità e falsità, è implicato nelle dinamiche di seduzione. Come nessuna Grafica è vera o falsa e neppure giusta o ingiusta. Talune grafiche funzionano o non funzionano. Ma la  grafica è essenzialmente antropologica, linguistica, psicologica, poetica ed estetica. E soprattutto, come diceva un grande maestro, tra le pieghe della grafica c’è cultura.

Identità non è identificazione

L’identificazione è nota alla psicoanalisi come la prima manifestazione di un legame emotivo con un’altra persona.*

L’identificazione di un segno, nel senso del riconoscere un segno (vedo il simbolo della mela morsicata e riconosco il soggetto Apple) è già instaurare una relazione estetica con il segno.  

*Freud, Opere. L’Io e l’Es e altri scritti 1917-1923, Bollati Boringhieri 1989, pag. 293

Ri-conoscere

Voglio anticipare subito che (…)  il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare. La parola tedesca unheimlich (perturbante) è evidentemente l’antitesi di heimlich (confortevole, tranquillo, da Heim, casa), heimisch (patrio, nativo), e quindi familiare, abituale, ed è ovvio dedurre che se qualcosa suscita spavento è proprio perché è noto e familiare.*

*Cfr. Freud, Opere, L’Io e l’Es e altri scritti 1917-1923, Bollati Boringhieri 1989, pag.82.

L'estetica non è solo Bellezza

È raro che lo psicanalista si senta spinto verso ricerche estetiche, anche quando non si riduca l’estetica alla teoria del bello per descriverla, invece, come la teoria delle qualità del nostro sentire (…) quei moti dell’animo – inibiti nella meta, sfumati e dipendenti da numerosissime costellazioni concomitanti – che costituiscono perlopiù la materia d’indagine propria dell’estetica.*

*Cfr. Freud, Opere 9, L’Io e l’Es e altri scritti 1917-1923, Bollati Boringhieri 1989, pag.81.

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L'occhio non vede

Tra le pieghe della grafica, non ci sono solo fatti di consumo, c’è cultura.

Questo titolo è una citazione.  Quella di Franco Grignani, artista e grafico, le cui opere fino a quel giorno avevo ammirato solo sui libri di design. Era il 1995, Aiap gli dedicava una mostra e io mi dedicavo l’esordio su Linea Grafica, parlando della sua finezza intellettiva e grafica in un gioco metalinguistico di citazioni: su Linea Grafica citando Linea Grafica), Quando lo vidi per la prima volta rimasi colpita. Lo immaginavo fisicamente diverso. Pensai che, forse, l’incontro con Max Huber di qualche anno prima, aveva impressionato tutto il mio immaginario del designer e artista d’eccezione. Di conseguenza le aspettative del mio inconscio si erano orientate verso corporature minute e più raccolte. Grignani, invece era alto, con una fisicità importante, nonostante i suoi 87 anni, con un portamento che non ammette esitazioni. Si complimentò per il mio scritto. Era così sicuro di sé! Sembrava possedere il quel suo sguardo risoluto e aperto le chiavi di un profondo segreto. Anche lui, per me, allora come adesso, era un grande poeta della grafica.

 (Tra le pieghe della grafica, non ci sono solo fatti di consumo, c’è cultura, F. Grignani – L’occhio non vede – Linea grafica n°2 1969)

 

 

Goethe e la Urform

Scrisse un saggio, la Metamorfosi delle piante, in cui sosteneva l’esistenza di una forma archetipa, o primordiale, sottostante al mondo vegetale. L’idea era che ogni pianta fosse una variante di questa Urform, la forma basilare dalla quale tutto il resto si era sviluppato.

Goethe 1749-1832 * von Humboldt 1769-1859 *  Lamarck 1744-1829* Darwin 1809-1882*

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