Essere un ideogramma

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Saltando del tutto l’etimologia della parola, composta da ideo+gramma, ovvero “segno grafico che esprime concetti”, e cercando di semplificare il più possibile, potremmo dire che un ideogramma è un segno che non si può pronunciare!  Non è una lettera, come quella alfabetica a cui corrisponde un suono, che poi sommato ad altri suoni concorre a formare una parola e poi altre parole che diventano discorsi. Un ideogramma non si legge e non è possible esclamare i-d-e-o-g-r-a-m-m-a-!

Un ideogramma si può essenzialmente vedere, guardare o osservare. Ma mentre lo si guarda e lo si osserva ci si accorge che nel suo essere unicum e indivisibile è il corrispettivo di parole, di un testo, di un racconto. Un ideogramma infatti si può decodificare e ci può anche trasportare nei suoi infiniti significati, nella sua rete infinita di rimandi.

La sua straordinarietà – e al tempo stesso la sua specificità – è che la porta di accesso alla sua rete di significati è soggettiva e oggettiva!  In una mistura (%) di variabili e incognite.

Ma cosa significa che i significati che è possibile apprendere guardando un ideogramma sono soggettivi e oggettivi al tempo stesso? Cosa significa che dipendono dalla cultura di chi guarda ma che appartengono anche a una cultura oggettivamente condivisa?

Proviamo a capirlo insieme. Chi guarda questo monogramma – che è anche un logogramma – scorge sicuramente la lettera alfabetica “a” minuscola. E con un leggero sforzo in più può notare che questa lettera è riflessa su se stessa. Ma quanti riuscirebbero a intendere che il riflesso è diventato ora una “g”? E che quindi si tratta delle iniziali del mio nome e del mio cognome? Quanti riuscirebbero a cogliere la tipologia di carattere tipografico e i riferimenti stilistici? Solo coloro che possiedono le chiavi di accesso alla cultura tipografica potranno inquadrarlo come rivisitazione del carattere Bodoni e dello stile neoclassico. Potranno notare che i tratti verticali sono molto spessi e i tratti dei raccordi virtuosamente sottilissimi. Coloro che invece conoscono l’autore della matrice tipografica, Giovanni Battista Bodoni potranno anche evocare nelle loro menti l’Italia di fine Settecento e l’eleganza dello stile artistico di quegli anni. Coloro che invece focalizzeranno sul Museo Bodoni ricorderanno senz’altro la città di Parma che lo ospita e per continuità potrebbe loro venir in mente che, nei dintorni, proprio in quella stessa terra emiliana, è nato uno degli stilisti più famosi al mondo, Giorgio Armani. E quanti ricorderanno che  il suo celebre marchio utilizza una tipografia appartenente allo stile italico bodoniano ? Ma soprattutto .. dove finisce? Dove finisce questa rete di associazioni e di rimandi? È proprio vero che ogni simbolo è destinato ad attivare una semiosi infinita?

La forma di un simbolo non è la sua interpretazione.

Ma un simbolo non è solo un segno che va compreso e interpretato nei suoi significati. Un simbolo è anche una forma-simbolo dotata di proprietà intrinseche,  che evocano emozioni in chi le osserva. Infatti, prima di ogni sapienza conosciuta, prima di ogni decifrazione riuscita c’è il rapimento nella forma. Prima di ogni classificazione c’è l’enigma e il fascino che scaturisce dal sentimento che suscita ogni forma.

La forza attrattiva di una forma è già in azione nel momento originario, quello primo e principe, in cui il designer la sceglie , la plasma, la struttura, la compone e la destruttura. Ma perché la scelta cade proprio su quella specifica forma ? Siamo sicuri che al di là dei riferimenti alle classificazioni non ci siano già nell’autore stesso, motivazioni profondissime, ancestrali, strutturali e interiori? L’abbiamo chiesto all’autore di questo simbolo, di questo logos-gramma, Luciano Marino, in una intervista possibile e impossibile al tempo stesso.

Luciano, puoi raccontarci i pensieri guida per l’ideazione di questo monogramma?

  • Minuscolo  – Minuscolo e maiuscolo sono una scelta di tono. Il minuscolo è delicato, è femminile, è aggraziato. Nessuno quando pronuncia o evoca un nome lo pensa in maiuscolo o in minuscolo. Sicuramente sente e ricorda un tono, una tonalità, un profumo, un gesto, uno sguardo. Minuscolo era semplicemente la scelta perfetta.
  • Riflesso La riflessione è il primo segno dell’identità. Un bambino si riconosce per la prima volta guardandosi allo specchio. Nell’atto magico dell’autocoscienza. Quel momento è la prima e originaria forma di speculazione. Rifletto. Speculo. C’é un mondo attorno a me, ci sono anch’io e poi ci sono io che rifletto su di me e sul mondo. La riflessione è la caratteristica più propria di Antonella. Lei riflette. Flette. Ri-flette.
  • Logogramma Sul piano tecnico è un monogramma, nel senso che è un unico segno grafico senza interruzioni, è continuo. Ma nei significati è un logogramma, cioè è un unico segno che però contiene tutto un discorso e tutta una serie di rimandi ad ulteriori significati. È un logos che si fa gramma. Come in una notazione musicale. Scriviamo su un pentagramma le varie note ma in realtà mentre le leggiamo sentiamo musica. Sonorità.
  • Stile tipografico La morbidezza del carattere è la leziosità di chi sa ricamare, tessere e intessere. Fare e disfare la tela, ornare e decorare il raccordo, montare e guarnire la panna, la palla, il cuore.
  • Unità formale Non mi è affatto apparsa una coincidenza che la riflessione della “a” sull’asse orizzontale sia diventata una “g”. La varietà nell’unità. Cambiare il significato a parità di forma, significati differenti dentro la stessa forma. Integrità. Trasparenza. Sorpresa.
    • Dettagli e particolari I particolari nella grafica sono elementi già presenti nelle forme. I particolari di ogni forma svelano ulteriori significati collocati su piani differenti e che vengono da lontano e chissà da dove. Vanno solo esaltati, evidenziati, carpiti, attivati. Come i sigilli magici. Ed è così che ti accorgi che senza averlo predeterminato nella contro-forma dell’occhio del carattere è visibile la metà di un cuore, che nella compiutezza della forma ridiventa intero. Un cuore che si capriola nelle sue parti, speculari contrapposte ma comunque presenti. Un vero colpo di fulmine nel cuore della forma nuova. Dove un luccichio centrale attende solo il color adatto per poter brillare.

 

 

Logos design : Luciano Marino  – www.metaforma.at

 

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