Tra le pieghe della grafica. Franco Grignani

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Linea Grafica 299. Settembre 1995

(Cfr. A.Giardina, Linea Grafica 299. Milano, 1995)

(…) La storia della grafica a cui appartiene Grignani sembra infatti coincidere con la storia del linguaggio, grafico e visivo, sembra coincidere con l’inesauribile storia dell’espressione umana. Linguaggio ai minimi termini non è che trasposizione su piani concettuali o pratici del proprio pensiero, del proprio modo di vedere il mondo e gli oggetti circostanti. E il vedere non è aprire il sipario degli occhi a una rappresentazione che starebbe già lì visibile per essere vista. Né, d’altronde, come dice Wittgenstein nel Tractatus, la visione ha la forma dell’occhio. La visione è una sembianza del mondo, una sua interpretazione, “l’occhio non vede”.

Franco Grignani declina il segno grafico come uno scrittore quando articola parole, come un grande poeta quando recita versi, come un grande musicista quando compone melodie; nel suo fare e procedere, nel suo inventare e sperimentare egli stesso diviene scrittore, poeta, artista, compositore. Partendo dalle costanti del linguaggio grafico: spazio, carta, bianco e nero, colore e scrittura tipografica, attua la liberazione del segno, facendone materia fluida e concreta al tempo stesso.

Con rigore, quasi scientifico e all’interno di un campo non più strettamente artistico, Grignani lascia confluire il suo precedente e sempre incessante lavoro di ricerca sottoponendolo a una verifica severa e a un attento e meticoloso controllo. All’interno di dinamiche e strategie comunicative tipiche del processo di produzione riesce a ritagliare e far emergere ogni aspetto della sua ricerca.

Ma cos’è lo spazio se non una categoria della sua anima geometrica?

All’interno del suo campo di lavoro (tavola artistica, manifesto pubblicitario, pagina di rivista) Grignani crea relazioni segnico-interpretative, deforma le scritte, allunga o accorcia le immagini, dilata il segno grafico e ci esorta a vedere oltre le cose, oltre le immagini delle cose; ci conduce all’interno di un processo di decodifica, di interpretazione segnica, di semiosi pressoché infinita. La Grafica che emoziona e ha emozionato, la grafica che anima e si rivela è quella che coincide con l’espressione dell’anima, è la grafica che sempre trasforma le richieste della committenza in spunti pretestuosi attraverso cui improntare nuovi giochi linguistici. E tra le pieghe della Grafica di Franco Grignani c’è tanta emozione ma soprattutto cultura.

 

 

            

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Antonella Giardina

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